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]]>I greci lo consumavano fin dall’età di Pericle, i romani lo usavano sia per i dolci che per i contorni di salse mentre gli etruschi vi accompagnavano il percorso del defunto nell’oltretomba, come simbolo d’immortalità.
È l’uovo, un prodotto straordinariamente nutritivo ma anche un simbolo ancestrale di rinascita, come dimostra la scoperta effettuata in questi giorni vicino a Casale di Pari. Sorpresa. Tre gusci d’uovo di gallina risalenti a 2.200 anni fa e deposti dai nostri antenati sono affiorati in questi giorni nella piccola tomba a camera etrusca appena scoperta sotto al castello di Casenovole. La tomba è giunta alla luce venerdì dopo una segnalazione dell’associazione archeologica Odysseus, da cui è partito lo scavo d’urgenza effettuato all’interno della proprietà privata del maniero dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana: centinaia di ettari immersi in una vegetazione rigogliosa e tra i quali, nel corso degli anni, sono spuntate qua e là sepolture millenarie.
Compresa quest’ultima: una piccola ma preziosa tomba risalente al 3º-2º secolo a.c. e che – spiega la Soprintendenza – si caratterizza per un’unica deposizione con scarsa suppellettile di corredo. La scoperta, avvenuta per caso, non è finita qui ma ha riservato un’altra sorpresa perché, nella polvere, hanno iniziato a farsi luce alcuni gusci d’uova quasi interamente conservati, seppure ricoperti di concrezioni calcaree, da interpretarsi verosimilmente come pasto funebre lasciato dagli etruschi al momento della deposizione del defunto. «I gusci sono almeno tre e – spiega la Soprintendenza – dovremo effettuare analisi specifiche per verificare se fossero state offerte crude o cotte. In ogni caso si tratta di un caso non frequentissimo di offerta di pasto funebre (il defunto aveva necessità di cibo anche nell’oltretomba) che poteva avere anche significati simbolici». L’uovo come simbolo di resurrezione e rinascita, insomma, com’era nell’usanza rasennate. La scoperta maremmana assume un certo valore dal punto di vista paleonutrizionale visto che «è piuttosto raro trovare gusci d’uovo in buono stato di conservazione. Sarà dunque interessante – prosegue la Soprintendenza – analizzare i resti cremati e intrecciare il dato ottenuto con quelli desumibili dal resto del corredo. Anche per i resti cremati saranno effettuate analisi nel laboratorio di paleoantropologia della Soprintendenza fiorentina».
Il percorso è complesso anche da un punto di vista della valorizzazione – sottolinea il funzionario di zona, Maria Angela Turchetti – poiché prevede la salvaguardia del sito, la messa in sicurezza delle strutture e la loro conservazione, il restauro dei corredi, il loro studio e, auspichiamo, la loro fruizione pubblica attraverso la pubblicazione dei risultati, mostre temporanee o permanenti, e preferibilmente una “musealizzazione” in loco». Sepoltura e uova sono venuti alla luce grazie alla collaborazione istaurata negli ultimi anni tra Comune di Civitella Paganico, associazione archeologica e Soprintendenza, e alla disponibilità dei privati proprietari dei terreni. Praticamente un lavoro di gruppo che – nonostante la crisi dei fondi dell’archeologia – già tra 2007 e 2009 ha portato a scoprire una significativa porzione di necropoli al servizio di un piccolo abitato etrusco.
]]>Il primo Homo Sapiens europeo? Era italiano. A svelarlo un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Nature”, frutto della collaborazione internazionale di 13 enti di ricerca fra cui l’Universita’ di Pisa e l’Universita’ di Siena.
“Sino ad ora – spiega l’antropologo dell’Ateneo pisano Francesco Mallegni che ha collaborato allo studio – si pensava che l’uomo sapiens fosse apparso in Europa assai prima di 45.000 anni fa, in Romania, ma i ritrovamenti fatti in Puglia nella Grotta del Cavallo di Uluzzo, in provincia di Lecce, sono i piu’ antichi esistenti e dimostrano che il suo arrivo dall’Africa e’ precedente di alcuni millenni”.
Al centro di tutta la ricerca ci sono due denti di latte ritrovati durante una campagna di scavo nella Grotta del Cavallo alla meta’ degli anni sessanta del Novecento e che erano stati inizialmente classificati come neandertaliani.
“Per molte migliaia di anni – continua Mallegni – l’uomo Sapiens e l’uomo di neandertal hanno convissuto in Europa: dal primo discendiamo noi, l’altro invece si e’ estinto circa 27.000 anni fa”.
Le misurazioni effettuate dallo studioso pisano e le analisi condotte all’Universita’ di Vienna attraverso modelli digitali 3D hanno dunque dimostrato, contrariamente a quanto si pensava prima, che i due denti appartengono a due bambini sapiens. I due molari superiori di latte sono del tutto uguali a quelli dei bambini di oggi.
“Il primo dei denti trovati – aggiunge Mallegni – spunta tra 15 ed i 18 mesi dalla nascita e siccome è senza usura il bambino alla morte poteva avere 18 mesi; il secondo spunta a due anni ed essendo usurato in questo caso il bambino alla morte poteva avere dai 3 ai 4 anni o forse leggermente di più”.
I due denti sono stati trovati a circa 2 metri e mezzo dalla superficie e la datazione della stratigrafia e’ stata eseguita su conchiglie dello stesso deposito attraverso il metodo Ams (Accelerator Mass Spectrometry) del radiocarbonio. I resti risalgono a circa 45-43.000 anni fa, all’epoca della glaciazione Wurm 2, un mondo naturalmente molto diverso da quello attuale.

Per informazioni, scaricare il programma (in formato PDF) oppure chiamare:
Andrea Marcocci: 347-186.44.51
Carla Bonsanti: 349-40.30.276
Pia Carminelli: 335-785.77.44
“Tesori di Casenovole, un convegno.
L’Associazione Archeologica Odysseus, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, il dipartimento di antropologia dell’università di Pisa e l’università di Siena, organizza un convegno sugli scavi archeologici di Casenovole che si tiene al Grand Hotel Spa & Resort di Petriolo (Pari), oggi (inizio ore 10, fine ore 13). Durante l’incontro saranno resi noti i risultati degli studi effettuati sui resti rinvenuti all’interno della Tomba del Tasso e della Tomba dello Scarabeo. Saranno anche messi in mostra alcuni oggetti, tra i quali il bellissimo anello d’oro con scarabeo girevole. Dalle ore 15, inoltre, saranno effettuate le visite guidate alla necropoli etrusca, scavata da quelli che furono chiamati gli Indiana Jones di Maremma, studenti che hanno lavorato sempre gratuitamente. Quando scoprirono la Tomba del Tasso finirono sull’Herald Tribune; chissà se, visto il meraviglioso gioiello e le ossa ben conservate che consentono seri studi antropologici, non torneranno agli onori della cronaca internazionale. Tra gli interventi di oggi, quelli di Andrea Marcocci (Associazione Odysseus), la soprintendente Gabriella Barbieri, il professor Francesco Mallegni. Ma, per i meno esperti non c’è dubbio: il momento più emozionante sarà quando vedranno l’anello.”
Domenica 23 maggio si è svolto presso il Grand Hotel Terme di Petriolo Spa & Resort il convegno “Etruschi a Casenovole: Le tombe del Tasso e dello Scarabeo”, organizzato dall’Associazione Archeologica Odysseus per presentare i risultati dello scavo che nell’estate del 2009 ha portato alla luce la seconda tomba della necropoli etrusca di Casenovole, risalente alla seconda metà del IV-inizio III secolo a. C.
In collaborazione con Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Università di Pisa, Università di Siena, Anthropozoologica Livorno, Università di Firenze e Museo Archeologico di Grosseto, l’evento è stata l’occasione per esporre al pubblico alcuni dei notevoli reperti rinvenuti a Casenovole, primo fra tutti uno squisito anello d’oro con uno scarabeo di pietra nera – da cui prende il nome la tomba.
L’auditorium del Grand Hotel era gremito di appassionati di archeologia, che hanno assistito con attenzione agli interventi degli ospiti che hanno illustrato i principi secondo cui si sono svolti gli esami dei resti umani della tomba dello Scarabeo:
Prof. Stefano Campana (Università di Siena): “La carta archeologica della provincia di Grosseto”Prof. Francesco Mallegni (Università di Pisa) “Alcuni importanti casi di studio”
Andrea Marcocci (Ass. Arch. Odysseus): “Lo scavo di Casenovole”
Enrica Fanciullacci (Università di Pisa): “Come lavora l’antropologo in laboratorio”
Dott. Emmanuele Petiti (Università di Pisa): “I risultati degli studi antropologici”
Prof. David Caramelli (Università di Firenze): “Paleogenetica”
Prof. Andrea Ciacci (Università di Siena): “Archeologia della vite e dell’olivo in Etruria: nuovi percorsi di ricerca”
Prof. Fulvio Bartoli (Università di Pisa): “Paleonutrizione”
Scaricate il programma degli itinerari (PDF)
Prenotate subito le vostre visite. Per informazioni:
Perla Giacchieri, tel. 3357674052 – email p.giacchieri@odysseus2007.it
Andrea Marcocci, tel. 3471864451 – email marcocci@odysseus2007.it